Festival Architettura in città, Torino 2017 “La città come casa”

 

“Cosa succede all’architettura quando viene davvero abitata?”

 

Lo scorso week-end si è svolta a Torino la sesta edizione del Festival Architettura in città, promosso da Fondazione per l’Architettura e Ordine degli Architetti di Torino allo scopo di rendere l’Architettura comprensibile e accessibile non solo agli addetti ai lavori, ma a tutti i cittadini che, di fatto, sono i veri utilizzatori del costruito. Il tema di quest’anno, “La città come casa”, indaga in particolare proprio la relazione che c’è fra le varie dimensioni dell’abitare, dall’intimità degli spazi domestici alla condivisione di quelli pubblici che a loro volta possono divenire scenari di vita privata.

Architettura in città

Il tema è stato sviluppato nei quattro giorni del Festival con una serie di mostre e workshop, che, attraverso immagini, videoproiezioni e istallazioni, hanno contribuito a delineare un ritratto molto dettagliato del moderno concetto dell’abitare, lasciando spazio a ulteriori riflessioni e interpretazioni.
 

“Inside the house”

 
La mostra “Inside the house” ad esempio ha proposto dieci interni progettati da dieci iscritti all’Ordine degli Architetti di Torino e rappresentati da altrettanti fotografi, allo scopo di coglierne non tanto la qualità progettuale o estetica, quanto la dimensione del vissuto che altera e a volte trasfigura quegli spazi originariamente perfetti.
 

“Stanze finestre”

 
La vita vera permea e offre una chiave di lettura anche al rapporto fra interno ed esterno, tema centrale della mostra “Stanze finestre”. Attraverso una doppia proiezione di immagini di interni domestici e viste sulla città, i curatori hanno voluto evidenziare come il mondo che ci circonda, multiforme, colorato e rumoroso, entri nelle nostre case, influenzando fortemente il nostro modo di vivere e di percepire gli spazi.

Easy Life, vista di uno degli interni con grande vetrata sul giardino

“Living Architectures”

 
La dimensione intima dell’Architettura è stata indagata anche nel corso dell’incontro “Living Architectures”, curato da Ila Bêka e Louise Lemoine, che, attraverso le testimonianze delle persone che vivono, usano e lavorano all’interno di una serie di edifici selezionati, ci hanno offerto un punto di vista insolito attraverso cui guardare alle opere dei grandi Architetti. La volontà non è quella di rinnegare il contenuto artistico di tali opere, ma di colmare in qualche modo quel divario che, troppo spesso, separa coloro che le progettano da coloro che le vivono.

Easy Life, vista dall’esterno di una delle unità

La domanda che ci pone la Bêka è “Cosa succede all’architettura quando viene davvero abitata?”. E’ una domanda questa che spesso dimentichiamo di farci, ma che, specialmente nell’edilizia residenziale, riassume la differenza fra un intervento riuscito e uno non. L’interfaccia col cliente diviene dunque fondamentale e la personalizzazione, laddove possibile, può e deve diventare linfa vitale per il progetto.

Easy Life,  dettaglio di una cucina

Ed è proprio la personalizzazione, affiancata e mai contrapposta all’omogeneità stilistica dell’impianto generale e dei prospetti, la carta vincente del complesso residenziale Easy Life a Pilastrello di Parma. Le ville bifamiliari e monofamiliari oggetto dell’intervento sono caratterizzate da progetti funzionali e flessibili che, sebbene studiati nei minimi dettagli, offrono ampie opportunità di adattamento alle più specifiche esigenze.

Easy Life, esempi di personalizzazione

Visione d’insieme e customizzazione sono dunque, per noi di Doser, le parole chiave di una “buona” Architettura.